Molte persone ritengono che computer sia una parola sporca. Secondo loro, questi apparecchi minacciano di disumanizzarci, non sono in grado di affrontare i problemi sotto una prospettiva umana, sono capaci solo di vedere le cose sotto forma di numeri. Ma questo vale anche per l’abaco, per la bilancia e per il regolo di misura, ossia l’asta del geometra. Vale per qualsiasi strumento usato dall'uomo per risolvere in modo meccanico i suoi problemi. Qualche architetto della preistoria si sarà lamentato amaramente di coloro che costruivano gli edifici servendosi di una recente invenzione come il regolo. ‘Non ci si deve basare su un pezzo di legno secco per capire quanto sono lunghi i piedritti di pietra’ avrà sentenziato. ‘Dovete avere l’occhio addestrato dell’architetto che sa il suo mestiere, altrimenti finiremo tutti per disumanizzarci.’ I computer, certo, sono molto più complicati di qualsiasi precedente strumento utilizzato dall’uomo per risolvere problemi. Sono molto più veloci, e infinitamente più capaci di affrontare simultaneamente un grande numero di fattori. E questo è per noi un bene, perché in passato non abbiamo mai dovuto risolvere problemi così complessi, e così frequenti, come oggi. Non c’è mai stato un così elevato numero di persone che, servendosi in tanti modi di tante risorse, abbia dato origine a una società tanto complessa.
Lasciando da parte le considerazioni scientifiche, ci sono tre motivi che impongono all’umanità di viaggiare nello spazio. Il primo è l’eliminazione dei rifiuti; dobbiamo trasferire nello spazio i processi industriali, perché la terra possa rimanere un luogo verde e piacevole, dove abiteranno i nostri nipoti. Il secondo motivo è legato all’esaurimento delle risorse; le risorse del nostro pianeta sono limitate e non potremo eternamente permetterci di rinunciare a sfruttare l’abbondanza di energia solare, di minerali e di spazio vitale che stanno all’esterno del nostro pianeta. La terza ragione è la nostra necessità spirituale di avere una frontiera aperta. Lo scopo ultimo del viaggio spaziale è quello di portare all’umanità non soltanto qualche scoperta scientifica e qualche spettacolare trasmissione televisiva, ma un vero ampliamento del nostro spirito.
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
Nel mondo moderno scienza e società spesso interagiscono in maniera perversa. Viviamo in una società tecnologica, e la tecnologia è fonte di problemi politici. I politici e la gente comune si aspettano che la scienza fornisca risposte ai problemi. Si pagano e si incoraggiano scienziati ed esperti affinché diano queste risposte. Il pubblico non è molto ben disposto verso uno scienziato che dica: «Mi spiace, non lo sappiamo», e preferisce stare invece ad ascoltare quegli esperti che danno risposte certe alle domande e che fanno previsioni altrettanto certe sulle conseguenze delle attività umane. Accade così che gli esperti che si esprimono in pubblico su questioni politicamente controverse tendano a prendere una posizione più netta di quanto in effetti pensino. Sono portati a formulare in merito al futuro previsioni scevre da dubbi, nelle quali finiscono poi con il credere loro stessi, sino a fare diventare quelle previsioni dei dogmi sui quali cessano di interrogarsi. Il pubblico è dunque portato a credere che i dogmi scientifici che vanno per la maggiore siano giusti, mentre talvolta può darsi che siano sbagliati. È questo il motivo per cui sono necessari degli eretici che mettano in dubbio quei dogmi.
Come scienziato, non ho molta fiducia nelle previsioni. La scienza è strutturata in maniera imprevedibile.
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
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