Se qualcuno non può dimostrare ciò che vorrebbe dimostrare, può dimostrare qualcos'altro e far finta che sia la stessa cosa. Nell'accecante e confuso bagliore che segue alla collisione delle statistiche con la mente umana, quasi nessuno noterà la differenza. Il numero pseudoconnesso è un trucco che garantisce un buon esito. Come ha sempre fatto.
Non possiamo dimostrare che un nostro rimedio cura il raffreddore, ma possiamo pubblicare (in caratteri ben leggibili) un serio rapporto di laboratorio da cui risulta che quindici grammi della sostanza attiva hanno ucciso 31.108 microbi in una provetta in undici secondi. Già che ci siamo, possiamo assicurarci che quel laboratorio abbia buona reputazione e un nome altisonante. Pubblichiamo il rapporto per intero. Ci mettiamo accanto la fotografia di un modello in camice bianco che ha l'aspetto di un dottore.
Ma evitiamo di accennare ai diversi trucchi che ci sono in questa storia. Non sta a noi - vero? - spiegare che se un antisettico funziona bene in una provetta potrebbe non avere lo stesso effetto in una gola umana, specialmente quando è diluito secondo le istruzioni per non bruciare i tessuti della gola. Non confondiamo le cose dicendo quali microbi sono stati uccisi. Chi sa quali microbi provocano un raffreddore, considerato il fatto che probabilmente non si tratta di microbi?
Infatti non c'è alcun rapporto conosciuto fra un assortimento di microbi in una provetta e il qualunque-cosa-sia che produce raffreddori. Ma le persone non hanno voglia di ragionare così chiaramente, specialmente quando starnutano.
Magari quello è un esempio troppo semplice e la gente sta cominciando a capire il trucco. Anche se non sembra, a giudicare da ciò che si legge nei giornali.
Possiamo affidare la selezione delle informazioni più importanti a dei professionisti? Quanto bravi sono i giornalisti a rintracciare e filtrare gli avvenimenti importanti? Il primo browser è comparso sul mercato l’11 novembre 1993 – dopo la bomba atomica è senza dubbio l’invenzione più fortunata del XX secolo. Sapete come si chiamava? ‘Mosaic’. Ma avete delle attenuanti: non ne è mai stata data notizia. In compenso, in quei giorni, in Germania al telegiornale si parlava della riforma del finanziamento ai partiti. Del presidente israeliano Rabin in visita a Bill Clinton. E della clavicola rotta del papa. Ciò significa che i giornalisti, e noi consumatori, non siamo dotati di un organo di senso che ci permetta di percepire la rilevanza.
Il nesso tra rilevanza e considerazione nei media è addirittura negativo: più clamore suscitano le notizie, meno sono rilevanti. Nel corso degli anni ho maturato una convinzione: ciò di cui non si parla, è spesso la cosa più importante!
Dopo molte discussioni, dibattiti e ricerche, ecco l’Oxford Dictionaries Word of the Year 2016: post-truth.
Post-verità è un aggettivo ‘relativo a, o denotante, circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica rispetto agli appelli all’emozione e alle convinzioni personali’.
(…) Nel giro di un anno il termine è passato dall’essere relativamente nuovo all’essere ampiamente compreso, con un verificato impatto sulla coscienza nazionale e internazionale. Il concetto di ‘post-verità’ ha preso forma nell’ultimo decennio, ma quest’anno, nel contesto del referendum sulla Brexit nel Regno Unito e delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il dizionario Oxford ha registrato un picco nel suo utilizzo, quasi sempre associato a un particolare sostantivo, nell’espressione ‘politica post-verità’.
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