Ecco la mia proposta: voi scegliete (a) qualsiasi misura di benessere umano - l’aspettativa di vita, la mortalità infantile, il prezzo dell’alluminio o della benzina, la quantità d’istruzione per gruppo giovanile, il numero di apparecchi televisivi posseduto da ogni persona, quello che volete; (b) un paese (o una regione, i paesi in via di sviluppo, per esempio, o il mondo nel suo insieme); (c) qualsiasi anno futuro, e io scommetto una settimana o un mese di stipendio che l’indicatore segnerà un miglioramento rispetto al presente mentre voi scommettete che esso segnerà un deterioramento.
Al solo varcare la soglia della scuola elementare, tutti noi incontriamo la nostra prima formula: 1+1=2, l'oggetto d'indagine di questo libro. Si tratta del primo gradino nell'educazione alla matematica. Ma in effetti, poi, quanto ci sarebbe da dire al riguardo? Non è un'osservazione ovvia? Semplicemente una definizione di ciò che intendiamo per 2. Ma quando la guardiamo un po' più da vicino, ci accorgiamo che ciò che dice la formula non è poi così ovvio. Quanto fa una pera più una mela? Due di cosa? Non due pere e nemmeno due mele. Semplicemente due cose? E cosa sono questi simboli + e =? Qual è il loro reale significato? Se sommiamo due onde identiche ma in anti-fase, così che i picchi di una coincidano con le valli dell'altra, il risultato è zero, non due onde. Se sommiamo una quantità nulla a un'altra quantità nulla, abbiamo due quantità nulle... che equivalgono a nulla. Se proviamo a sommare un infinito a un infinito a un altro infinito, ciò che otteniamo è infinito. Nessuna di queste somme si conforma al modello per cui aggiungendo uno a uno abbiamo due di qualche cosa. Le cose - scusate il bisticcio - non sono semplici come sembrano.
Sono sette le tonnellate che un jet intercontinentale di ultima generazione brucia durante la prima mezz’ora di volo, dall'inizio della corsa di decollo fino al raggiungimento della quota di crociera. Una volta terminata la salita, la potenza del motore viene ridotta e il consumo diminuisce, e continua a calare mano a mano che l’aereo, in virtù del carburante bruciato, si fa più leggero e sale di quota (più si vola alti e meno si consuma), fino ad arrivare ai circa mille chili che serviranno, durante l’ultima mezz’ora di volo, per la discesa e il susseguente atterraggio. Considerando tutti questi dati, possiamo dire con buona approssimazione che ci vogliono in media sette tonnellate di carburante per far volare per un’ora un moderno wide-body, ma è chiaro che anche questi numeri poco o nulla dicono a chi non è del mestiere. Proviamo allora a tradurli in cifre un po’ più terrene, passando, tanto per cominciare, dai chili ai più familiari litri: le nostre sette tonnellate sono poco meno di novemila litri e, nel tempo che impiega a consumarli, l’aereo percorre mediamente quasi novecento chilometri: siamo così arrivati a un bel ‘mille litri per cento chilometri’. Sembrerebbe ancora un numero capace di far girare la testa, ma se consideriamo che a bordo ci sono almeno duecentocinquanta persone, ecco che giungiamo alla matematica conclusione che i nostri passeggeri, per fare cento chilometri, ‘consumano’ solo quattro litri di carburante a testa: ognuno di loro, per dirla in termini stavolta veramente terreni e familiari a tutti, ‘sta facendo i venticinque con un litro’. Quante delle macchine che sfrecciano lungo le nostre autostrade, con a bordo nella maggior parte dei casi non più di due persone, possono vantare altrettanta parsimonia?
Pallini, P., 2019. Allacciate le cinture: i segreti del volo raccontati da un pilota. Torino, Einaudi.
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