Il metodo scientifico impone al cervello un esercizio austero, direi quasi spartano. Nella migliore delle ipotesi consente piccoli progressi. La gioia della grande scoperta è qualcosa di rarissimo e riservato a poche persone, e anche queste poche persone non è che possano ripetere Eureka molte volte. È naturale quindi che perfino gli scienziati siano tentati di allontanarsi dalla via della razionalità e di imboccare altre vie più comode per raggiungere la verità.
Non sono un cultore di quella pseudoscienza chiamata futurologia, negli ultimi tempi assurta a professione, che cerca di fare previsioni quantitative sull’immediato futuro estrapolando curve di tendenza dal presente e dal recente passato. A lunga scadenza, i cambiamenti qualitativi superano sempre quelli quantitativi. Le previsioni quantitative di tendenze economiche e sociali invecchiano rapidamente, perché intervengono cambiamenti qualitativi nelle regole del gioco. Le previsioni quantitative di progressi tecnologici vengono cancellate dalla comparsa di nuove e imprevedibili invenzioni. A me interessa lo sguardo lungo, il remoto futuro, dove le previsioni quantitative non hanno significato. L’unica certezza che possiamo avere su quel lontano futuro è che accadranno cose radicalmente nuove. L'unico modo per esplorarlo è quello di usare la nostra immaginazione.
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
Una volta, in un articolo, io stigmatizzai l’atteggiamento di uno di questi tizi che si permettono di dire che teorie scientifiche come quella dell’evoluzione siano “solo teorie”, ed affermai che il tizio in questione, chiaramente, non sapeva nulla di scienza. In seguito a ciò, un quattordicenne mi scrisse una lettera nella quale dichiarava che le teorie erano soltanto “congetture assurde”, e che lui lo sapeva bene, in quanto gliel’avevano detto i suoi insegnanti. Rinnegò con parole infiammate la validità della teoria dell’evoluzione e mi disse con orgoglio che a scuola pregava perché nessuna legge poteva impedirgli di farlo. Allegò alla lettera una busta affrancata, con il suo indirizzo, perché voleva sapere quale fosse la mia opinione sugli argomenti da lui toccati. Giudicai più che giusto rispondergli. In poche righe gli chiesi di considerare attentamente l’eventualità che i suoi insegnanti fossero digiuni di scienza quanto lui. Gli suggerii inoltre che nella sua prossima preghiera implorasse Dio di concedergli un’istruzione, in modo che non dovesse restare così ignorante tutta la vita.
Latest
- Un anno sotto i riflettori: il paesaggio delle capitali culturali in Europa
- Osservatori culturali nel mondo: una mappa per leggere la cultura
- L’Agenda culturale dell’Osservatorio: vent’anni di informazione e partecipazione
- Repertorio dei globetrotters 1850-1945
- Rapporto statistico sul settore culturale nel Cantone Ticino - anno di riferimento 2017
Most read
- Alterazioni dell’ecosistema: cause, impatti e prospettive critiche
- Gestione del comprensorio montano del Ceresio (InterReg II)
- Strumenti e strategie per la condivisione e la valorizzazione dei patrimoni culturali ticinesi, Convegno Digitalizza la cultura
- Globetrotter: un nuovo modo di viaggiare
- Un museo per viaggiatori e avventurieri d'inizio secolo
Impressum
Copyright 1999-2026, www.rhpositive.net
Contact info@rhpositive.net
Source citation "Roland Hochstrasser, www.rhpositive.net"
Images Roland Hochstrasser unless otherwise specified
Translations Openai ChatGPT