Nel panorama culturale della Svizzera italiana l'Osservatorio culturale del Cantone Ticino (OC) rappresenta un'esperienza singolare. Istituito ufficialmente nel 2007 dal Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS), è stata per molti anni l'unica realtà di questo tipo attiva in Svizzera, in un panorama mondiale che conta poco più di un centinaio di osservatori culturali. La creazione di questo servizio è da ricondurre all’esigenza di curare e sviluppare una delle prime agende culturali digitali attive sul territorio. L'Agenda culturale non è dunque un progetto qualsiasi tra i tanti dell'Osservatorio. È il motore che ne ha sollecitato la creazione, il cuore attorno al quale si è sviluppato nel tempo un sistema molto più articolato di raccolta dati, ricerca e valorizzazione culturale.
Dalla statistica al dialogo
Il mandato iniziale dell'Osservatorio è chiaro: fornire strumenti concreti per l’ottimizzazione delle risorse e delle politiche culturali, portando un contributo concreto alla riflessione sul settore e sui suoi principali attori. Fin dai primi anni di attività emerge però una tensione feconda, quasi inevitabile, tra la necessità di misurare, di raccogliere dati quantitativi, e la consapevolezza che la cultura sfugge alle metriche tradizionali.
Su questi temi, nel marzo 2010, viene allestito a Bellinzona il convegno Misura la cultura, momento di dibattito pubblico che pone questioni fondamentali: Quali dati raccogliere? Come valorizzare, accanto al dato numerico, anche l'aspetto qualitativo e la dimensione umanistica? Interrogativi che ancora oggi mantengono intatta la loro rilevanza.
I progetti: oltre i numeri
Dal 2017 in poi l'Osservatorio amplia significativamente il proprio raggio d'azione. I primi censimenti tematici - sulla cultura nei comuni ticinesi, sui musei, sulla danza e il teatro - permettono di fare il punto della situazione in ambiti specifici. Ma soprattutto il contatto diretto con le organizzazioni culturali attraverso questionari e interviste rende possibile un ampliamento della visuale al di là del dato statistico. Anche il rapporto statistico annuale vive una fase di profonda ristrutturazione; vengono rivisti i contenuti, le fonti, come pure il supporto, che diventa una pubblicazione cartacea. Progressivamente questi volumi integrano - accanto ai dati primari raccolti dall'Osservatorio - fonti esterne provenienti dagli istituti del DECS, dall’Ufficio federale di statistica (UST) e dalle organizzazioni culturali stesse.
Parallelamente si sviluppano progetti che esulano dalla raccolta statistica in senso stretto. Nel 2020 prende avvio Forme e ritmi della lettura nel Cantone Ticino, una serie di pubblicazioni che indaga con diverse prospettive la pratica culturale della lettura; un anno prima era stata lanciata la Guida letteraria della Svizzera italiana, iniziativa che raccoglie citazioni di prosa e poesia riferite ai paesaggi della Svizzera italiana.
Tutti questi progetti condividono un principio: il libero accesso all'informazione. I dati raccolti sono liberamente utilizzabili, anche tramite servizi digitali (API). È una scelta precisa, maturata nel tempo: la comunicazione culturale sviluppa impatti virtuosi quando si affida a canali aperti.
L'Agenda oggi: 100'000 eventi e una domanda
Si torna così all'Agenda culturale, là dove tutto ha avuto inizio. Nel 2024 la piattaforma ha registrato 5'399 eventi segnalati, un traguardo che ha permesso di superare l'importante soglia dei 100'000 eventi complessivi dal lancio nel 2006. Un numero che a prima vista potrebbe sembrare una semplice statistica; ma dietro questa cifra si celano domande più profonde e questioni che riguardano direttamente la relazione tra chi produce e chi consuma cultura, nella Svizzera italiana, ma non solo.
Il perimetro dell'Agenda è volutamente ampio e inclusivo: accoglie eventi che si svolgono principalmente in Ticino e nel Grigioni italiano, ma anche quelli organizzati all'estero su temi in relazione con la Svizzera italiana o l'italofonia, così come iniziative promosse da comunità straniere sul territorio sudalpino. La cultura, infatti, non conosce confini rigidi. È partecipazione, scambio, contaminazione.
Interrogare il presente, costruire il futuro
Dopo vent'anni di attività, in un contesto contraddistinto da rapidi cambiamenti nelle modalità di fruizione dell'informazione culturale, si pone una domanda fondamentale: quale ruolo può giocare un osservatorio culturale oggi? La risposta che emerge dall'esperienza ticinese è chiara: non limitarsi a osservare, ma partecipare attivamente alla costruzione di un sistema culturale aperto e condiviso.
Guardando ai vent'anni trascorsi emerge una mappa composita: centomila eventi pubblicati, rapporti statistici annuali, censimenti tematici, progetti editoriali, convegni ed eventi pubblici. Ma soprattutto emerge una rete di relazioni costruite pazientemente con operatori culturali, istituzioni, ricercatori, pubblico. Un patrimonio fatto di dati ma anche di dialoghi, di numeri ma anche di storie, di statistiche ma anche di persone. Perché la cultura - come dimostrano i primi vent'anni dell'Osservatorio culturale del Cantone Ticino - è prima di tutto partecipazione.
Hochstrasser, Roland. «Dalla raccolta dati al dialogo culturale. Vent’anni di un Osservatorio atipico». Pro Ticino. Organo ufficiale Associazione Pro Ticino 5 (dicembre 2025).