Con i 170 chili di mais di cui si ha bisogno per riempire un serbatoio di etanol-85, un bambino dello Zambia, o messicano, o bengalese, può sopravvivere un anno intero. Un serbatoio, un bambino, un anno. E, ogni anno, si riempiono circa 900 milioni di serbatoi.
Caparrós, Martín. La fame. Einaudi, 2015.
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Fotografia e fonografia, ecco le due ancelle della verità cui i secoli futuri si affideranno per conseguir la precisione sul racconto dei casi umani.
La Bolina, Jack, in Brogi, Carlo. Mantegazza, Paolo. 1895. Il ritratto in fotografia: appunti pratici per chi posa. Firenze: Salvatore Lanzi.
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Persino a livello lessicale, come i conquistadores che arrivano nel Nuovo Mondo, non abbiamo le parole giuste per dar nome a tutto. Viviamo, spesso, in equivoci semantici che allontanano la reciproca comprensione. Internet, virtuale, multimediale e computer sono trattati spesso (sui media e nelle strade) come sinonimi o sono uniti con accostamenti avventurosi. E stiamo parlando dei termini più diffusi. Altri sostantivi, che descrivono concetti utili per capire come si organizza oggi la conoscenza, sono trattati come "tecnicaglie". È relativamente normale: per dirla con Beppe Caravita, Internet è un adolescente sotto i vent'anni ed ha un caratteraccio tutto suo.
Granieri, Giuseppe. La società digitale. Roma Bari: Laterza, 2006.
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La fotografia, che lei ha praticato come testimoniano i suoi numerosi cliché pubblicati, può fissare questi mondi perduti? "Non ho mai dato grande importanza alla fotografia. Fotografavo perché era necessario, ma sempre con la sensazione che fosse una perdita di tempo, una perdita d'attenzione. Eppure, da adolescente, ho amato la fotografia. Mio padre faceva il pittore e si occupava molto di fotografia. Per me, è un mestiere a parte. Il mio, è stato un lavoro da fotografo di livello zero. Nel 1994, ho pubblicato un libro di foto, Saudades do Brasil , che si può tradurre "Nostalgia del Brasile", perché sollecitato. L'editore ha scelto, fra tanti altri, un po' meno di duecento cliché. Durante la prima spedizione presso i Bororó, mi ero portato una piccolissima cinepresa. Mi è capitato ogni tanto di premere il bottone e di riprendere qualche immagine, ma ben presto ne sono rimasto disgustato perché, con l'occhio dietro all'obbiettivo, non si vede cosa accade e ancor meno si capisce. Ne sono rimasti spezzoni che in totale corrispondono a un'ora di film. Sono stati ritrovati in Brasile, dove li avevo abbandonati, e una volta sono stati mostrati al Beaubourg. Devo confessarle che i film etnologici mi annoiano enormemente".
Lévi-Strauss, Claude. Mortaigne, Véronique. 2005. Loin du Brésil: entretien avec Véronique Mortaigne. [Paris]: Chandeigne.
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