Le macchine della democrazia - si afferma, non a torto - macinano lente. È una legge implicita nella concezione stessa e nella stessa struttura politica e istituzionale dell'ordinamento democratico. Ma la democrazia svizzera, se si contraddistingue per l'estrema prudenza di fronte ad ogni innovazione, ha però il vantaggio - data l'esiguità del territorio che abbraccia - di ricuperare rapidamente il tempo perso nel periodo di 'incubazione' delle nuove idee. Fu così - per limitarci ad un solo esempio significativo in proposito - allorché si pose al nostro paese il problema dell'introduzione dei telefoni. I grandi paesi a noi finitimi già disponevano di una loro efficiente rete telefonica, mentre da noi, su piano parlamentare federale, si continuava ancor sempre a discutere l'opportunità di aprire il paese all'interrogativo di una simile innovazione dalle ancor imprevedibili conseguenze sulla... serenità dei cittadini e sulla... sicurezza dello Stato. Superate le perplessità iniziali - siamo un popolo istintivamente pragmatico - alcuni anni orsono, la Svizzera è stato però il primo paese europeo a disporre di una rete telefonica interamente automatica.
Non diversamente reagì il nostro paese nei primi anni del secondo dopoguerra di fronte alla necessità sempre più impellente di finalmente risolvere su basi radicalmente nuove il problema della moderna motorizzazione. E fu reazione di un paese ove la volontà politica si esprime realmente alla base della piramide democratica e muove il vertice dell'azione. Ci volle, infatti, un'ondata di fondo che sfociò - nel 1957 - nel lancio di un'iniziativa popolare, per decidere le autorità federali - Camere federali e Governo - ad affrontare in termini concreti il problema di dare al paese una rete moderna efficiente rete autostradale.
Locarnini, Guido. La N2 Chiasso - Lamone. Bellinzona: Consiglio di Stato del cantone Ticino, 1968.
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Locarnini, Politica e innovazione
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