Nostra corrispondenza dalla Valle del Sole, ai tanti di maggio, 1887

Caro Dovere!
Hai un bel dire tu di mandarti corrispondenze, e corrispondenze per interessare i tuoi bleniesi associati all'estero, ma che vuoi ch'io ti scriva dunque? Tutti i giorni incontro uno, due, dieci, cento conoscenti, e domando loro: "cosa conti di nuovo?" e mi rispondono unanimi: "Oh, niente del tutto!".
Allora capisci che mi casca l'asino e mi dico che dal momento che c'è nulla di nuovo, non val la pena di scriverti.
Però questa volta ti posso compiacere. Figurati che jeri tapasciando lungo la strada cantonale, mi abbatto in un bel vecchiotto colla barba grigia, colle spalle un po' curve, e colla faccia intelligente e serena, che portavasi sotto il braccio un apparato fotografico.
- Toh, caro Pedretti, come va? Cosa mi conta di bello?
- La va bene, grazie, e lei? Ne ho tanto piacere! O a proposito ce n'ho da raccontargliene una bella.
Il vostro corrispondente, come potete imaginarvi, saltò per aria quattro piani, persuaso di aver finalmente pescato la novità. Tirò fuori furiosamente una risma di carta ed un lapis magico, e si dispose a stenografare.
- Dite, dite, caro Pedretti!
- Ebbene senta. Giovedì scorso, festa dell'Ascensione, io ero a Dongio a vendere le mie fotografie, ed a vedere se c'era qualche Narciso che desiderasse riflettere le sue nobili sembianze sulle lastre del mio apparecchio (sistema perfezionato), e giusta appunto trovo quel tale materazzajo di Ponto Valentino che si mette in testa che lui, il suo garzone, e tutto il suo mestiere di materazzajo in azione farebbero un gruppetto artistico di un effetto assai piacevole. Detto fatto lui tira fuori tutti i suoi arnesi, tavola di vimini, bastoncelli, materassi, e li pronto in posizione di picchiare coi bastoncelli. Io, li pronto anch'io, e trac... in tre secondi li piglio e li porto via nella mia camera oscura. Dopo ne beviamo un gotto li dalla Roseu, e viva la compagnia.
- Ma che novità d'Egitto è questa?
- Aspetti, caro signore, abbia pazienza che addesso viene il bello. Dopo mezzo giorno ricevo la visita di un cotale che ha bisogno di parlarmi, qualificandosi per usciere comunale. Io credo che voglia farsi ritrattare, e trovando il tipo pas mal, mi dispongo.... Ahimè, lui non voleva punto farsi fotografare, ma solo consegnarmi una carta , una carta dove c'è su scritto Municipalità di Dongio, e che trovo essere un decreto che mi condanna...
- A morte?
- No, a 4 franchi di multa "per profanazione di festa".
- Caro fotografo, voi siete matto. Vi avranno condannato per violazione delle leggi civili sul riposo festivo.
- Niente affatto, toh, l'ho qui in saccoccia, legga un poco?
Le parole "per profanazione di festa" erano testuali.
- Mi chiamarono in Municipalità, mi interrogarono, rifiutai di pagare, ed in allora mi mandarono in gendarmeria con tanto di ordine scritto... Corsi dal Segretario comunale e mi arrangiai. Eh! Che ne dice di questa birbonata? Dimenticava di dirle che oltre a me hanno multato il materazzajo e fino l'ostessa che ci diede il gotto.
- Dico che voi avete tutti i torti di lamentarvi ed essi hanno tutte le ragioni. Prima di tutto voi siete un libero pensatore, cioè a dire peggio che ladro, assassino, falsario, truffatore e simile lordura. Poi col lavorare durante la festa avete offeso i sentimenti religiosi dell'ottimo segretario comunale, e relativo don Gian Giacomo, esorcista in barba al Codice Penale, i quali sono della profondità di parecchi pozzi artesiani; adunque ben vi stà.
- Ma che lavorare in festa d'Egitto. É la mia arte che comporta così. Volete che vada in giorni da lavoro in giro colle mie macchine? Ma non troverei nessuno. La gente si trova alla festa riunita, ben disposta, in grosse compagnie, e mi fa fare dei gruppi: questo non potrei fare in altri giorni.
- Ah Pedretti, che dite mai! Voi dunque anteponete il vilo guadagno di alcuni franchi all'interesse della vostra santa religione? Voi siete un empio.
- D'altra parte il lavoro del fotografo è lavoro d'arte che deve essere giudicato con criteri proprii. Se per esempio voglio fotografare il popolo che esce dalla messa, od una processione, devo ben farlo in festa neh?
- Non importa. L'arte può crepare se crede, e l'artista insieme; ma la santa religione, amico mio, la santa religione...
- E dalli con questa religione. Ma non lavorano in festa le serve, i cuochi, gli osti, i caffettieri e simili?
- Veramente a questa obiezione non so cosa rispondere: bisognerebbe avere la grande, la smisurata sapienza dei nostri preti per rispondere a dovere.
- Ma se il lavoro festivo è proibito, perchè i signori delle Terme di Acquarossa hanno sempre fatto lavorare i loro operai alla festa?
- Ah quello è un altr'affare. Essi avevano domandato permesso al vescovo ed il vescovo l'aveva rifiutato; non hanno nemmeno domandato permesso alla Municipalità, ma si trattava di un'opera dove erano compromesse le sante sterline cattoliche apostoliche e romane (sebbene inglesi) della Società.
- E la birreria, non faceva lavorare in festa?
- Si, ma la birra di San Salvatore è cattolica apostolica e romana, e gli azionisti sono preti.
- E quando gli orecchioni tengono feste di tiro a segno la domenica?
- É sempre nell'interesse della santa bott..., cioè no, religione ecc.
- E quando essi orecchioni si sono fatti fotografare in domenica da me stesso, al tiro di Dongio; quando ho fotografato tutto il banchetto, compreso il religiosissimo segretario di Dongio, perchè non mi hanno multato?!
- Mah!... Volete saperne come loro, quelle teste fine? - Capite bene, la santa eccetera eccetera!
- Non è tutto. Io ho fotografato durante la festa dell'Ascensione, ma i due decreti di multa che mi hanno intimato sono stati scritti nell'istesso giorno. Il signor Segretario ha dunque lavorato anche lui. Perchè non paga la multa?
- Quanto a questo avete ragione. Lo dirò al M. R. Gian Giacomo che metterà alla multa anche il Segretario.
- Ma dunque io come devo fare a vivere? Sono galantuomo, non faccio male a nessuno, lavoro e non credo ai preti. Devo dunque chiudere bottega?
- No anzi, potete fare affari d'oro, dipende da voi. Sentite, fate come vi dico io. Quando incontrate un prete, giù una scapellata! Quando passate davanti una chiesa, giù una reverenza. Alla mattina di buon ora andate a messa. Confessatevi ogni quindici giorni. Sopratutto (badate che questo è il principale) votate pei conservatori e non fate più fotografie ai processati di Olivone; abbonatevi al Credente e fate dire qualche messa per aiutare la sacra bottega. Quanto al fare il galantuomo, peggio per voi, io vi dico: fate il ladro, il ruffiano, il farabutto, lo scrocco, il libertino, il donnaiuolo, calpestate il decalogo ed infischiatevi della morale, tutto sarà perdonato e non sarete mai multato, basta che siate dei nostri. Capite amico? La santa religione dei preti vuole così.
Il signor Pedretti si convinse che io avevo detto bene e se ne andò.

A.L.

" Nostra corrispondenza dalla Valle del Sole ", Il dovere?: giornale liberale ticinese, 1 giugno 1887.

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