Il filtro della percezione nel processo decisionale

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Il soggetto di questa lezione sviluppa proprio alcuni concetti di base legati al filtro della percezione nel processo decisionale. Secondo Antoine Bailly (1981) lo scopo della geografia della percezione è quello di spiegare il perché delle immagini mentali, degli atteggiamenti e delle pratiche spaziali. La realtà oggettiva è infatti indeterminata senza le nostre elaborazioni mentali. Ecco dunque l’interesse di questo settore della geografia, che evidenzia un campo di studio da una prospettiva particolare.

Durante la lezione tenteremo di rispondere alle seguenti questioni: Cos’è la percezione dello spazio? Che influenza manifesta sul processo decisionale?

Geografia della percezione

Nascita e sviluppo

La geografia della percezione, disciplina sviluppatasi nei paesi francofoni a partire dagli anni 1965, si concentra sulle problematiche che sono a cavallo della geografia umana e della psicologia sociale. Le nozioni fondamentali sono state sviluppate da numerosi autori: P. Claval (1974), A. Bailly (1982), J.-B. Racine (1999), Béguin (1981).

Il concetto di percezione dello spazio evidenzia come l’uomo tenda ad avere una visione soggettiva dell’ambiente nel quale vive. Lo spazio viene interiorizzato attraverso processi cognitivi in immagini mentali, che ne condizionano le decisioni, azioni e comportamenti. Lo spazio non può dunque essere assunto a valore assoluto, visto che esso è frequentato in modo differenziato dagli uomini e percepito secondo sistemi di valori differenti.

Percezione, rappresentazioni, valori e cultura

Gli studi e le ricerche empiriche nella disciplina geografica hanno evidenziato il ruolo della percezione dello spazio. La rappresentazione geometrica dello spazio è molto imprecisa. Nel bambino è fondamentalmente egocentrica. Bisogna attendere un'età di circa 13 o 14 anni prima di registrare un evoluzione nella percezione dello spazio. Ma anche in seguito questo processo si manifesta in modo importante: le distanze sono valutate in base allo sforzo che richiedono per essere percorse. Ad esempio, l'uomo tende a dare meno importanza ai chilometri percorsi su tratti ad alta velocità o sull'aereo. Al contrario tende a sopravvalutare i chilometri percorsi a piedi o con mezzi di locomozione lenti (Claval, 1980).

Anche la carta geografica subisce delle trasformazioni dovute alla percezione. Queste possono essere dovute a delle informazioni indirette che ci sono pervenute attraverso i media. Ad esempio, la distanza percepita tra Europa e Stati Uniti è spesso sottovalutata grazie all’influenza di musica, cinema, mass-media.

La carta mentale è condizionata anche dal valore conferito ai luoghi: quelli piacevoli sembrano più vicini. Se chiediamo a delle persone di indicarci dove vorrebbero trasferirsi se fossero obbligati a lasciare il luogo dove vivono attualmente, la maggior parte indicherebbero la stessa regione, mentre un cero numero indicherebbero regioni dove l'esistenza potrebbe sembrare più ricca (es. i caraibi). A livello di una città, riscontriamo la stessa dinamica. I quartieri sono percepiti in modo ineguale. Alcuni completamente ignorati, altri sopravvalutati.

Non ci sono solo le variabili geometriche che sono in grado di delucidare gli aspetti spaziali della percezione e della decisione. Ad esempio nel ramo agricolo, il modo di valutare la fertilità del suolo o i vantaggi legati ad una certa coltura può divergere in modo importante da persona a persona. Le scelte personali possono portare alcuni agricoltori ad adottare colture poco adatte alle parcelle prese in considerazione. Il loro errore non è causato dall'assenza di un analisi di fondo, quanto piuttosto dalla percezione e dalla valutazione dell'ambiente (sottovalutazione di periodi di aridità o di gelo).

Anche la percezione dell'ambiente sociale implica degli aspetti geografici. In ambito urbano, ad esempio, siamo spesso confrontati alla presenza di quartieri poco considerati, percepiti come degradati o caratterizzati dalla micro-criminalità e dalla violenza.

Le tappe della percezione

Le tappe della percezione (De Madariaga, 1968)

  • Visione del mondo esteriore (immagine pura), la sorgente da dove partono tutte le informazioni.
  • Scelta selettiva di una parte del mondo esteriore, secondo la curiosità: percezione, identificazione (immagine ordinata).
  • Ricomposizione, rappresentazione a partire da ciò che è stato osservato (immagine pulita)
  • Idee, valutazioni, giudizi di questo mondo secondo i propri valori e l'esperienza (immagine valutata)
  • Attitudini, comportamenti (immagine proiettata)
  • Decisioni, azioni politiche (immagine prospettiva)

La percezione è modellata da numerosi fattori. La formazione che si impartisce nelle scuole, in ufficio, a casa o attraverso i media, evidenzia i fatti considerati come importanti, li giustifica secondo i valori interiorizzati e prepara la standardizzazione della percezione.

Gli stimoli che riceviamo passano dunque da un filtro che deforma, volontariamente o involontariamente, la realtà. Il filtro è costituito da diverse componenti:

  • Dal livello di conoscenza o di ignoranza già presenti nell’individuo.
  • Dalla qualità degli strumenti fisici responsabili della percezione, ovvero i cinque sensi.
  • Dalla presenza di immagini preesistenti nell’immaginario del soggetto e che sono la conseguenza di esperienze personali vissute precedentemente.

Il processo decisionale

Il sistema decisionale: la visione di Brunet

La visione di Brunet si basa su un modello che rappresenta la funzione degli attori nella gestione del territorio. Il modello descrive le relazioni tra 5 categorie di attori principali:

  1. Individuo e famiglia
  2. Gruppo sociale
  3. Centri decisionali con competenze territoriali
  4. Stato
  5. Impresa

Questi attori concorrono nella gestione del territorio stabilendo due tipi di razioni:

  • Una relazione circolare: relazione che collega tutti i centri. Un impulso che parte da un centro decisionale si ripercuote su tutti gli altri centri in modo circolare. Ad esempio possiamo citare un provvedimento dell’autorità statale teso a regolamentare lo sviluppo del territorio.
  • Una rete di relazioni bilaterali: relazioni che collegano in modo biunivoco due centri decisionali. Ad esempio, se intervengono relazioni tra stato ed impresa avremo una serie di conseguenze dirette sulla gestione del territorio.
Il modello di Brunet permette di caratterizzare il sistema decisionale a differenti scale geografiche. A livello continentale l’autore cita il sistema europeo: Le istituzioni e le imprese esercitano una forte influenza, relegando in secondo piano il ruolo degli altri centri decisionali. Il modello caratterizzato dal protagonismo dei centri sociali viene associato alle regioni caraibiche. Da un lato si osservano territori gestiti in modo oculato ed attento, dall’altro lato territori in cui le risorse sono mal gestite.

A livello regionale questo modello permette di di costruire analisi pertinenti che avranno la funzione di costruire le basi per sviluppare il ragionamento sull’organizzazione della regione.

Il processo decisionale può essere rappresentato come un ciclo:
Ad ogni tappa del ciclo, i fenomeni di filtro possono intervenire nella maniera di percepire il problema, nella sua soluzione e nella valutazione (es.: mobilità individuale e inquinamento).

Il filtro della percezione nel processo decisionale

Il processo decisionale: dal condizionamento alla scelta razionale

Nel processo decisionale possono subentrare diversi condizionamenti che ne condizioneranno l’esito. La decisione può ad esempio essere condizionata dalla formazione. Questo può avvenire in diversi modi. Come abbiamo visto, la cultura ci permette di sviluppare dei filtri che applichiamo allo spazio che ci circonda. La rappresentazione che ci facciamo del territorio è spesso limitata ed inconscia. Applichiamo allora degli schemi mentali che conducono all'unica soluzione valutata.

Al momento della scelta è raro che si proceda piuttosto ad un'analisi dettagliata delle condizioni quadro e dell'ambiente. Si tende piuttosto ad apprezzare globalmente la variabile fisica e sociale, premiando delle soluzioni standard che corrispondono alla situazione. Raramente si cerca di vedere un problema sotto vari punti di vista, in modo da abbozzare una soluzione originale. Il numero di combinazioni di elementi e spesso molto ridotto. Ad esempio, nel settore agricolo la conoscenza delle tecniche colturali è un presupposto necessario per immaginare sistemi di gestione dell'azienda differenti ed efficaci. Nelle società tradizionali, l'acculturazione non lo permetteva, essendo le conoscenze limitate, come pure le tecniche e gli strumenti. La decisione è pertanto condizionata e standardizzata.

La decisione può essere considerata un'attività difficile e fondamentalmente legata ad un bisogno. Perchè perdere tempo ed energie per raccogliere informazioni sull'ambiente, sulle nuove opportunità, o sulle nuove condizioni di mercato quando si è già soddisfatti del proprio lavoro? Il comportamento è allora improntato alla continuità e all'abitudine.
 
Le tappe del processo decisionale (sulla base di Claval P., 1980, p. 194)

In altri casi la decisione è frutto di un serio processo di analisi, che porta a distinguere i diversi elementi che possono concorrere a formare una soluzione efficace. Sempre in ambito agricolo, questo corrisponde ad un analisi approfondita di tutte le colture possibili e delle loro combinazioni, i mezzi necessari alla loro gestione, l'impatto sull'economia e l'organizzazione dell'azienda. La decisione che ne risulta è dunque razionale e permette di trovare un soluzione ottimale in funzione dei criteri ritenuti. Questo tipo di decisione è più frequente presso le organizzazioni quali amministrazioni o imprese.

Impatto della percezione sulle azioni dell’uomo nello spazio

Come abbiamo visto, la percezione interviene in modo importante nell’agire dell’uomo, in particolare lo conducono a prendere delle decisioni che influenzeranno il suo comportamento spaziale.

Ogni volta che una rappresentazione subisce una modifica (acquisizione di nuove informazioni), anche il comportamento dell’individuo può mutare di conseguenza. Questo processo si spiega analizzando quale sia la destinazione di tutte le informazioni percepite dall’esterno. Queste vanno infatti ad alimentare l’esperienza personale. L’esperienza costituisce uno degli elementi del filtro attraverso il quale passano gli stimoli esterni. La conseguenza è che lo spazio che si percepiva in precedenza ora viene percepito in modo diverso.

Le carte mentali sono formate grazie a questo processo cognitivo. Il loro impatto sul nostro comportamento e sulle nostre pratiche spaziali è molto importante. La realtà che rappresentano viene modificata costantemente a causa dei nuovi stimoli percepiti. Queste carte sono fondamentalmente dinamiche, in funzione delle esperienze dell’individuo. Il processo d’elaborazione forma un circolo in cui lo spazio oggettivo e soggettivo interagiscono:
Numerosi autori hanno sviluppato il tema delle carte mentali e tra questi Antoine Bailly ne spiega l’importanza in modo chiaro: la carta mentale è uno strumento che permette di capire quale sia la concezione del mondo secondo l’uomo, concezione che poi sta alla base dei suoi comportamenti e delle sue pratiche spaziali: scelta di un itinerario, preferenze spaziali, localizzazione,..

Conclusioni

I media quali giornali e televisione ci bombardano quotidianamente di immagini e informazioni che influiscono in modo importante il nostro modo di percepire la realtà che ci circonda. Questi può influenzare in modo assai marcato le nostre decisioni, attraverso quei processi cognitivi che sono stati trattati precedentemente.

La persona che prende una decisione, lo fa secondo una scala di valori ed uno spazio personale che si distingue in modo marcato da quel mondo cartesiano che siamo abituati a trattare nella disciplina geografica.
 

Fonti

Bibliografia

  • AAVV. (1989), Pratica e percezione del Monte Generoso : corso opzionale di Ambiente e società Liceo di Mendrisio, 1988-89, Mendrisio
  • AAVV., Développement urbain durable, gestion des ressources et gouvernance, Université de Lausanne, Université de Genève, Ecole polytechnique fédérale de Lausanne, Lausanne
  • Bailly A. (1981), Percevoir l’espace, Vers une géographie de l’espace vécu, Université de Génève, Génève
  • Baronio P. (2000), Percezione della realtà urbana attraverso gli occhi dei propri cittadini: il caso di Locarno, Tesi Lavoro di diploma in geografia, Institut de géographie, Friborgo, 2000
  • Brunet R. (1990), Mondes nouveaux, Coll. Géographie universelle, Hachette-Reclus, Paris
  • Brunet R. (2001), Le déchiffrement du monde, Belin, Paris
  • Claval P. (1980), Eléments de géographie humaine, Librairies techniques, Paris
  • De Madariaga S. (1968), Portrait d'un homme debout, Stock, Paris
  • Glassner M. I. (1995), Manuale di geografia politica, Coll. Geografia e società, Franco Angeli Ed., Milano
  • Knoepfel P., Savary J. (2002), Politiques de l’environnement classiques en Suisse, Institut de hautes études en administration publique, Lausanne
  • Racine J.-B. (1999), Géographie urbaine, Institut de géograpie de l’Université de Lausanne, Lausanne
  • Vallega A. (1995), La regione, Sistema territoriale sostenibile, Mursia, Milano

Aforisma


Osare: il progresso si ottiene solo così.
Oser: le progrès est à ce prix.

V. Hugo, Les misérables

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