Nel corso degli anni si sono avvicendate notizie sui record di passeggeri toccati dallo scalo di Lugano, sullo sviluppo inarrestabile delle strutture, sull’importante impatto economico, per poi passare alle criticità, al declino dei numeri e alla crisi che ormai caratterizza l’aeroporto da un buon decennio.

A questo progetto di rilevanza transfrontaliera partecipano le Comunità Montane lombarde e le Regioni di Montagna elvetiche. In particolare:

Parte italiana:

  • CM Valganna e Val Marchirolo
  • CM Valli del Luinese
  • CM Valcuvia e Val Travaglia
  • CM Valceresio

Parte svizzera:

  • Associazione dei Comuni, Regione Malcantone
  • Associazione dei Comuni, Regione Valli di Lugano
  • Associazione dei Comuni del Gambarogno

In totale si tratta dunque di un comprensorio di 577 Kmq (430 da parte italiana, 147 da parte svizzera) con una popolazione di 165469 residenti (132643 sul territorio italiano, 32826 sul territorio elvetico).

Il comune obiettivo è quello di una valorizzazione turistico-culturale del comprensorio montano transfrontaliero, ricco di elementi naturali e di testimonianze del passato. Si tratta dunque di cogliere e classificare le potenzialità turistiche del comprensorio, valorizzarle se necessario e soprattutto offrirle ai turisti potenzialemente interessati. Il tutto coordinando ed ottimizzando le sinergie tra i vari interventi locali: interconnessione di piste ciclabili, sentieri, risanamento lacustre,...

Il risultato finale di tali sinergie rende possibile integrare le offerte locali in un pacchetto turistico regionale.

Roland Hochstrasser
Associazione Comuni Regione Malcantone
16 settembre 1999

Indagine preliminare sulla fattibilità di una compensazione agricola regionale

Il 13 maggio 2003 Il Dipartimento del Territorio rispondeva alla richiesta del 17 luglio 2002 presentata dal Municipio di Agno relativa all’istituzione di una zona AP-EP per un centro sportivo regionale. Come rilevato nel documento, la sottrazione di un territorio agricolo di 60'000 m2 rappresenta uno dei punti più incerti dell’operazione.

“Il Comune di Agno dovrà ad ogni modo presentare una documentazione aggiornata della delimitazione e quantificazione delle superfici SAC sul proprio territorio, come richiesto dal CdS con la decisione di approvazione del PR comunale del 17 gennaio 2002. Tale conteggio potrà essere compendiato con le eventuali proposte di compenso agricolo e di conteggio di superfici SAC all’interno del territorio regionale dell’agglomerato a cui si rivolge il nuovo Centro sportivo e che interessa il settore agricolo“.

Considerando che la compensazione pecuniaria non risolve i problemi degli agricoltori, la soluzione ideale è una compensazione di parte del terreno in questione. L’indennizzo non permette infatti un approccio duraturo alla politica agricola regionale.

Il problema che si pone è dunque di compensare circa 6 ettari di superfici agricole a livello regionale. Le proposte contenute in questo rapporto preliminare riguardano il recupero di numerosi terreni abbandonati. Questa opzione permetterebbe di rendere omogenea la distribuzione sul territorio delle attività agricole e nel contempo di recuperare delle aree pregiate che spesso sono a contatto con terreni già coltivati.

L’obiettivo è quello di promuovere quei terreni che faciliterebbero le attività agricole e renderebbero più efficace la gestione aziendale dei terreni.

Roland Hochstrasser
30 novembre 2004

Invito allo studio delle componenti naturalistiche e paesaggistiche del comprensorio

Nel corso di questi ultimi anni diverse organizzazione attive nel comprensorio del Malcantone hanno avuto modo di lanciare e sviluppare diversi progetti negli ambiti naturalistici e paesaggistici. Il panorama agroalimentare, la via della vite, l’interconnessione delle superfici di compensazione ecologica o ancora l’Agenda 21 regionale ne sono un valido esempio.

Nel corso di questi lavori è apparso un dato interessante: in passato la regione è stata l’oggetto di numerosi lavori scientifici. A partire dagli anni ’90 il numero di ricerche è calato, limitando in modo considerevole la ricerca scientifica nel comprensorio. Il documento “Geografia del Malcantone” non rappresenta un trattato di geografia. Vuole essere unicamente una raccolta di suggeriment1 volti a ricercatori, neolaureati o studenti che volessero intraprendere ricerche su questo territorio.

Roland Hochstrasser

La crisi dell’istituzione comunale

Prima di parlare di aggregazioni comunali è necessario chiarire che cosa sia oggi il Comune e quali siano i problemi che lo concernono. La definizione classica descrive il Comune come un ente di diritto pubblico dotato di poteri sovrani in un territorio delimitato. Nella struttura istituzionale elvetica, il Comune costituisce il livello più prossimo ai cittadini e come tale svolge funzioni e servizi vicini alla popolazione.

Questa vicinanza favorisce e alimenta una visione che oltrepassa gli aspetti oggettivi e istituzionali, diventando una bandiera alla quale il cittadino si identifica. L’ente locale è quindi un quadro di riferimento sociale e un riferimento politico in cui è possibile contribuire e partecipare attivamente.

Fino alla fine del ‘700 sussistono prevalentemente Comunità dotate di diritti d'uso e Comuni di cittadini. Il 1798 segna la nascita del Comune moderno: la legislazione dell'Elvetica rende autonoma la pubblica amministrazione e abolisce i privilegi ai residenti da lunga data. Le competenze del Comune restano comunque relativamente modeste. I limiti del territorio comunale corrispondono sovente ai confini del vecchio Comune parrocchiale, oppure rispecchiano la configurazione dei villaggi.

La Costituzione federale del 1848 stabilisce la libertà di domicilio per tutti i cittadini svizzeri e concede il diritto di voto su questioni comunali unicamente agli attinenti. Solo nel 1874 la nuova Costituzione accorda a tutti gli Svizzeri domiciliati in un Comune i diritti politici anche a livello comunale.

In definitiva, lo sviluppo del Comune negli ultimi 150 anni è molto stabile, fatto che è in contrasto con i cambiamenti vissuti dalla società in questo stesso periodo. Dal 1848 il numero dei Comuni non ha subito mutamenti sostanziali: dai 3205 di allora si è scesi a 2880 alla fine del 2001. Malgrado la crescita demografica registrata in questo periodo, i Comuni sono rimasti piccoli, tanto che alla fine del XX secolo il 55% di essi contava meno di 1000 abitanti (contro l'80% del 1850). In Ticino, la proporzione di Comuni con meno di 1000 abitanti è del 67%.

Parallelamente, nel XIX e XX secolo si assiste all'aumento dei compiti e dei servizi comunali : il mantenimento dell'ordine pubblico, il controllo degli abitanti, lo svolgimento di votazioni, i servizi di approvvigionamento e smaltimento (acqua, elettricità, gas, rifiuti, fognature), le strade, l’assistenza sociale, l’educazione. Questo ha comportato un notevole aumento delle spese e una crescita sostenuta dei compiti amministrativi, soprattutto in relazione ai numerosi vincoli di matrice cantonale e federale.

Le autorità comunali devono pertanto disporre di ingenti mezzi e nel contempo gli eletti devono disporre di conoscenze e tempo da dedicare alla Comunità. Il problema è particolarmente acuto nei Comuni piccoli, dove gli abitanti disposti ad accettare queste condizioni sono sempre in diminuzione. I Comuni situati nei comprensori montani sono confrontati a difficoltà nell’assumere e nel gestire i compiti che a loro competono. Per risolvere questo problema, i Comuni fanno spesso capo alle associazioni di diritto privato o di diritto pubblico (consorzi). Queste si occupano principalmente di incarichi specifici come ad esempio la gestione di un impianto per il trattamento delle acque. La Cooperazione intercomunale permette inoltre di collaborare in ambiti quali la scuola o l'assistenza pubblica.

Le difficoltà riscontrate dall’ente comunale non concernono unicamente i Comuni periferici, ma anche quelli situati in zone urbane. Le difficoltà registrate in questi comprensori sono legate principalmente ai limiti comunali insufficienti per gestire le situazioni problematiche quali ad esempio il traffico pendolare. Inoltre la città diffusa su un numero elevato di Comuni distribuisce male i costi per fornire servizi e strutture ad una popolazione notevolmente superiore a quella residente. Non da ultimo, la frammentazione amministrativa ha impedito lo sviluppo di un concetto coerente e coordinato di pianificazione territoriale, portando ad una situazione caratterizzata da problemi viari, ambientali e paesaggistici di notevole entità.

La riforma del Comune

L’aggregazione di più Comuni autonomi si traduce con l’unione dei loro territori, delle loro popolazioni e delle loro organizzazioni in un unico nuovo Comune. Questo processo è la risposta ai problemi evidenziati in precedenza e che riguardano una rete di Comuni frammentata e sempre meno adeguata alle funzioni richieste.

La riduzione del numero dei Comuni costituisce uno strumento privilegiato per rafforzare il Comune ticinese. In generale, questo processo di aggregazione fornisce l’occasione di rivedere e rinnovare la finanza e la struttura dell’ente locale. Questa operazione permette di recuperare anche l’autonomia decisionale attraverso l'assunzione di compiti in precedenza ceduti a consorzi o associazioni. Le autorità comunali dispongono inoltre di maggiori capacità esecutive grazie ad un apparato amministrativo solido.

In Ticino i processi aggregativi hanno registrato una notevole accelerazione nel corso dell’ultimo decennio. Il frutto di questo lavoro è già visibile nei tre neo-Comuni di Isorno, Onsernone e Capriasca, mentre si è già accettato in votazione la creazione dei nuovi Comuni di Acquarossa, Lavizzara, Maggia, Mendrisio, Muggio, Nuova Lugano, Collina d’Oro e Bioggio (42 Comuni coinvolti). All’inizio del 2004 altri 45 Comuni saranno chiamati a votare sulla creazione di un nuovo ente locale: Medio Malcantone, Comune Nuovo, Verzasca, Alta Blenio, Alto Malcantone, Media Leventina, Media Maggia, Avegno/Gordevio. In numerosi altri Comuni la votazione arriverà per il 2005, mentre in altri l’aggregazione è ancora in fase di studio (35 Comuni coinvolti). In totale, il tema tocca la metà dei Comuni del cantone (122 su 245).

Le ragioni che spingono le autorità a lanciare un progetto di aggregazione sono numerose. Gli argomenti più frequenti riguardano la riduzione dei costi e la volontà di garantire le prestazioni, la difficoltà riscontrata nella partecipazione alla vita politica del Comune e la volontà di avere più peso nei confronti degli altri livelli istituzionali.

Gli oppositori sostengono argomentazioni legate alla perdita di autonomia e all’aumento della distanza tra autorità comunali e i cittadini, con una conseguente perdita di identità. La collaborazione intercomunale vanta inoltre un’esperienza decennale positiva in molti Comuni, fatto che incita a mantenere lo status quo.

Le fusioni rappresentano un'opportunità per il consolidamento finanziario e amministrativo dei Comuni, a condizione che il nuovo Comune venga supportato dai crediti necessari da parte dello Stato. Questi crediti permettono da una parte di cancellare i debiti accumulati in precedenza e d’altra parte forniscono le risorse necessarie alla riorganizzazione amministrativa e dei servizi.

Le aggregazioni, approccio concreto allo sviluppo sostenibile

Come sancito nel 1992 alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo (CNUED) di Rio de Janeiro, lo sviluppo sostenibile permette di soddisfare “i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.” (Commissione Brundtland, 1987). Questo modello è spesso sintetizzato con un triangolo equilatero che presenta ai tre vertici le tre dimensioni di riferimento: ambiente, economia e società.

In questo contesto, la creazione di Comuni più solidi e propositivi attraverso le aggregazioni, fornisce l’occasione concreta di indirizzare la politica del nuovo ente sul lungo termine. Come successo nel nuovo Comune di Capriasca, le autorità hanno colto l’occasione dell’aggregazione per ridefinire la politica comunale in un ottica sostenibile. Questo approccio è stato realizzato grazie all’Agenda 21 comunale, una strategia d’azione che stabilisce le tappe di uno sviluppo sostenibile per il 21esimo secolo. In Svizzera, complessivamente, le collettività locali e regionali hanno realizzato o stanno realizzando ottanta progetti riguardanti lo sviluppo sostenibile.

Questo esempio dimostra come un Comune forte ha la possibilità di orientare in maniera più marcata la propria politica verso lo sviluppo sostenibile, grazie anche alle maggiori risorse umane e amministrative di cui gode il nuovo ente. Possiamo cercare di definire alcuni aspetti che ricavano degli indubbi benefici dalla ridefinizione dell’ente locale, distinguendo in un’ottica sostenibile gli impatti a livello di politica ambientale, economica e sociale.

Ambiente

Un Comune con capacità limitate non è in grado di assumere i compiti aldilà di quanto richiesto. La risoluzione dei problemi è spesso orientata sul corto termine, impedendo una visione progettuale dell’avvenire del Comune.

A livello ambientale l’aggregazione tra i Comuni rappresenta dunque una buona occasione per ridefinire e migliorare le politiche ambientali e di pianificazione del territorio che in precedenza non erano coordinate. Le risorse ambientali e paesaggistiche possono trarre dei grandi vantaggi da una gestione efficace, offrendo anche nuove opportunità a diversi settori economici quali il turismo o l’agricoltura.

Il nuovo Comune non solo si trova in condizione di gestire meglio il territorio, ma dispone anche della massa critica necessaria per lanciare nuovi progetti in un’ottica sostenibile. Alcuni esempi classici riguardano il turismo, le attrezzature comunali e la politica dei trasporti. In quest’ultimo ambito bisogna evidenziare il ruolo delle autorità comunali nella promozione della mobilità sostenibile, come avvenuto con l’appoggio dato all’abbonamento arcobaleno o al progetto VEL 2. I nuovi progetti possono anche sviluppare e potenziare i percorsi ciclabili e pedonali, sostenendo nel contempo una politica di decentralizzazione della rete stradale rispetto ai centri urbani.

Se per un comune di dimensioni limitate si rivela difficile ammortizzare investimenti in strutture e attrezzature di qualità ed ecologiche, per un comune solido questa opzione diventa sostenibile. In questo ambito il comune sarà ad esempio in grado di riformulare la propria politica energetica e di favorire una gestione razionale di tutte le risorse.

Economia

Le conseguenze sulla dimensione economica sono altrettanto importanti. Il riassetto del territorio permette infatti di gestire meglio il territorio a lungo termine e la realizzazione di un’Agenda 21 permette di lanciare nuovi progetti e nuove sinergie tra gli attori presenti.

Le iniziative sviluppate in numerosi Comuni hanno permesso ad esempio di salvaguardare e valorizzare i negozi di paese, permettendo di contrastare almeno in parte la chiusura di piccoli spacci periferici a profitto dei grandi centri commerciali.

Altri Comuni si sono concentrati sulla problematica dei rifiuti, cercando di limitare le spese crescenti per l’ente pubblico e nel contempo aumentare l’efficacia ambientale. In questo senso è bene ricordare che il 70% dei rifiuti domestici è costituito da materie riciclabili. Le azioni hanno cercato di educare alla corretta gestione dei rifiuti domestici, di informare e sensibilizzare i giovani sull'importanza della raccolta separata e del riciclaggio.

Sociale

Le conseguenze sulla dimensione sociale di un’aggregazione riguardano tutti gli ambiti di intervento del Comune: la scuola, l’assistenza sociale, le commissioni culturali,.. Oggi i Comuni affrontano queste problematiche in modo mal coordinato oppure affidandosi ad associazioni incaricate della gestione di un settore specifico, come ad esempio i consorzi scolastici. Questo modo d’agire ha permesso in passato di realizzare progetti intercomunali, evitando la questione dell’aggregazione. Si è giunti così a una situazione dove molti aspetti della politica comunale sono gestiti da associazioni di diritto pubblico o privato, riducendo il controllo e la trasparenza della gestione.

L’aumento delle spese in ambito socio-sanitario e l’invecchiamento della popolazione pongono dei nuovi limiti all’operato delle autorità comunali. Per garantire servizi sociali, sanitari ed educativi accessibili ed efficaci, che soddisfino i bisogni e le attese dei cittadini, i Comuni dovranno disporre delle strutture e dei mezzi finanziari necessari, oltre che ad una progettualità orientata a lungo termine.

Conclusioni

I rapporti tra sviluppo sostenibile e Comune sono molto importanti e l’aggregazione tra Comuni rappresenta l’occasione per lanciare una politica di sviluppo più consapevole, coordinata e coerente.

Questo riassetto locale è associato con la questione della nuova perequazione
finanziaria che mira all’attenuazione delle disparità regionali, come pure a sostenere l’investimento comunale. In questo senso, un Comune autonomo a livello finanziario rappresenta una garanzia di durabilità per i servizi del Comune, permettendo nel contempo di non gravare sulle finanze di altri Comuni.

Come ricordato a più riprese nelle conferenze organizzate in questi ultimi anni, è tempo di passare dalla riflessione all’azione, realizzando concretamente dei progetti innovativi e sostenibili.
 
Roland Hochstrasser

La pianta

Il Castagno (Castanea sativa Miller) è uno degli elementi fondamentali del paesaggio prealpino al Sud delle Alpi, dove si estende su una superficie assai estesa del territorio, valutata a 25'000 ha . Come il faggio e la quercia, la pianta appartiene alla famiglia delle fagacee. In Europa è presente una sola specie: la castanea sativa, mentre si contano quattro specie in Asia Orientale e sette nell’America del Nord.

Nel Terziario il castagno era presente in America, in Asia e in Europa. La presenza nell’Europa centrale è attestata da fossili risalenti a circa cinque milioni di anni fa. Con le glaciazioni successive, la pianta si ritirò nelle regioni caucasiche e dell’Armenia. A queste regioni si deve la nascita della castanicoltura, che si diffuse inseguito grazie a Greci, Fenici e Romani. Il castagno raggiunse le terre prealpine grazie ai Romani, circa 2'000 anni fa.

Il castagno è una pianta ad alto fusto e a chioma ampia, raggiunge i 25-30 metri di altezza e può raggiungere il millennio di età. Situato ad un’altitudine compresa tra i 200 e i 1000 metri, ha una corteccia liscia di color verde oliva in età giovanile e rugosa e grigio-bruna in età avanzata. Le radici della pianta scendono in profondità nel suolo, permettendo un ottimo ancoraggio.

Le foglie sono alterne, coriacee, con picciolo lungo da 1 a 2,5 cm. I fiori compaiono in maggio-giugno: le infiorescenze maschili sono quelle più lunghe e vistose mentre quelle femminili, più piccole e solitamente raggruppate a due a due alla base di quelle maschili, si trasformano in frutto.

La castagna è il frutto della pianta del castagno. Più precisamente si parla di castagne se in ciascun riccio maturano due o tre frutti. Se, invece, la varietà di castagno porta a maturazione un solo esemplare per riccio allora il frutto, molto grosso e sferoidale, viene chiamato marrone. frutti eduli coriacei, di colore bruno lucido, monospermi, lunghi da 2 a 3 cm, racchiusi a gruppi di 1 - 3 in una cupola giallo bruna e molto spinosa, che quando è matura si apre in quattro valve.

La castagna nel passato

Per molti villaggi la castagna rappresentava l’unico alimento per i lunghi mesi invernali. Nelle regioni della Svizzera italiana si mangiavano arrostite o bollite in acqua o latte. La castagna perde importanza nel corso del ‘700, in parallelo alla diffusione della patata e del mais. Fino all’inizio del ‘900 il castagno rappresentava comunque una risorsa fondamentale per i paesi del Malcantone. L’appellativo “albero del pane” descrive bene l’importanza alimentare di questo frutto nel passato. Le selve castanili costituivano delle ampie superfici gestite per la produzione di castagne, strame e per il pascolo di animali. La struttura rada della copertura e la presenza di alberi vecchi ed imponenti contribuiscono ad accrescere l ’importanza ecologica delle selve, che assumono molteplici funzioni biologiche formando un ricco ecosistema.

Il contadino si occupava della cura della pianta. Con l’arrivo dell’autunno inizia la stagione della raccolta, di cui si occupavano prevalentemente le donne. Le castagne mature erano raccolte a terra, aspettando che i ricci lasciassero cadere il frutto oppure abbacchiando le piante per accelerare la caduta dei ricci.

Le castagne raccolte erano consumate rapidamente oppure subivano dei trattamenti per prolungarne notevolmente la conservazione. Un sistema in uso soprattutto nel Sottoceneri, chiamato novena, permetteva una conservazione dai 5 ai 6 mesi: le castagne erano immerse in vasche per nove giorni ed in seguito lasciate seccare in un locale asciutto.

In Ticino si contavano anche numerosi processi di essicazione. Il processo sfruttava il fuoco delle abitazioni oppure era effettuato in costruzioni apposite, le grà. Costruzione di due piani, al pianterreno si accendeva il fuoco mentre al piano superiore si riponevano le castagne su un graticcio. L’essicazione durava circa tre settimane. Una volta pronte, le castagne venivano battute per frantumare la buccia e la pellicina. Il risultato era un frutto pulito, bianco e lucino che si poteva conservare anche per un anno.

I prodotti alimentari

Nel corso degli anni ‘90 la castagna e i suoi derivati sono stati rivalutati. In particolare si sono recuperate le selve abbandonate e sono stati creati alcuni centri di raccolta regionali. Un ruolo fondamentale in questa operazione di recupero è stato svolto dall’Associazione dei castanicoltori.

Fondata nel 1999, l’associazione ha lo scopo di rivalutare la castanicoltura e trovare prodotti da inserire nelle nicchie di mercato. La collaborazione tra la Federlegno e gli enti locali ha anche permesso di realizzare numerosi parchi giochi costruiti con legno di castagno.

Risorsa trascurata nel recente passato, oggi le aziende agricole ticinesi cercano di rivalorizzare la castagna, offrendo una grande varietà di prodotti a base di castagna:

  • Fiocchi di castagne
  • Farina di castagne essiccata senza fumo
  • Farina di castagne essiccata con fumo
  • Granulato di castagne
  • Marmellata di castagne
  • Castagne senza zucchero cotte in vasetto
  • Castagne con sciroppo di zucchero e alcool cotte in vasetto
  • Pasta di vari formati (tagliatelle)
  • Pane di castagne con pezzi di castagne secche
  • Grissini di castagne
  • Amaretti di castagne
  • Cantuccini di castagne (biscotti)
  • Caramelle al miele di castagno
  • Birra di castagne
  • Liquore di castagne
  • Torte
  • Il miele di castagna

Le castagne costituiscono un’ingrediente di numerose ricette: dai marrons glacés,al castagnaccio, alla selvaggina accompagnata da castagne caramellate, alla semplicissima caldarrosta. L’autunno è la stagione prediletta per le castagnate in piazza, manifestazioni amate sia dai turisti sia dai ticinesi.

Altri utilizzi del castagno

Il legno

Il legno di castagno è di lunga durata, semi duro, poco sensibile alle variazioni di umidità e di temperatura. Usato spesso per ottenere i pali utilizzati per la vigna, il legno di castagno serviva anche alla costruzione di mobili, porte, finestre, persiane, steccati. Poteva anche servire come legna da ardere o per la produzione di carbone

Il legno e la corteccia sono ricchi di tannino che ha azione protettiva nei confronti dei tarli e delle degenerazioni del tempo. Il suo tannino si usa per la concia delle pelli o per la tintura.

Lo strame

La raccolta delle foglie costituiva un altro prodotto secondario importante. Le foglie, separate dai ricci, servivano come lettiera agli animali o come strame. I ricci dal canto loro costituivano un buon combustibile, come pure le bucce delle castagne.

Il miele

Il miele di castagno ha un sapore amarognolo, ha un colore scuro e ha un gusto marcato. Nel Sottoceneri è spesso frammisto a quello più dolce del tiglio. Le parti del castagno servivano anche come base di numerosi rimedi naturali: i gusci delle castagne bollite servivano alla cura dei capelli, i fiori maschili servivano a combattere la dissenteria o per curare la tosse, le foglie in infusione come disinfettante, l’infuso di corteccia contro la dissenteria.

Sviluppo sostenibile

Nel 1992 la seconda conferenza dell’ONU sull’ambiente e lo sviluppo (CNUED) è organizzata a Rio de Janeiro. I rappresentanti di 179 paesi adottano in tale occasione le risoluzioni che costituiscono le basi dello sviluppo sostenibile a livello planetario.

Lo sviluppo sostenibile è spesso sintetizzato con un triangolo equilatero che presenta ai tre vertici le tre dimensioni del modello di sviluppo: ambientale, economico e sociale. Questo modello permette di soddisfare ”i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”. (Commissione Brundtland, 1987).

È interessante ricordare che il concetto di sviluppo sostenibile è nato proprio come un sistema per gestire nel migliore dei modi le risorse forestali. In effetti, nel 1818 Karl Albrecht Kasthofer sosteneva che lo sfruttamento delle foreste era sostenibile quando la quantità annuale di legno abbattuto non era inferiore o superiore alla quantità di legno generata dalla ricrescita naturale sull’arco dell’anno.

Le iniziative legate alla valorizzazione della castagna rientrano pienamente in questo contesto. In passato il frutto del castagno ha permesso di sostentare le comunità prealpine e montane di numerose regioni europee.

A partire dal dopoguerra, questa risorsa è stata vieppiù dimenticata. Negli ultimi decenni la castagna è al centro di ricerche e progetti che permettono di creare un’importante indotto in regioni che cercano di ridefinire sul lungo termine la loro politica di sviluppo.

La valorizzazione del castagno non si limita esclusivamente alla dimensione economica legata alla vendita del frutto. La selva castanile, come sancito dalla legge forestale federale (LFo, Art.2), non è un semplice frutteto ma bosco a tutti gli effetti. Come tale rappresenta un esempio ideale e didatticamente interessante per spiegare e far capire concretamente il valore economico, sociale ed ambientale dello stesso.

La selva castanile non rappresenta unicamente una superficie agro-forestale dedicata alla produzione di frutti. Questo comprensorio costituisce anche una risorsa paesaggistica importante che di riflesso ha un valore notevole dal profilo turistico. Un esempio concreto in questo senso è fornito dal successo riscontrato dal sentiero del castagno nell’Alto Malcantone.

In questo senso la valorizzazione passa anche attraverso il recupero e la divulgazione degli aspetti storici e naturalistici di questa pianta.

Oltre agli aspetti turistico-culturali il castagno offre anche:

  • Una protezione contro l’instabilità del suolo e un effetto parziale di fascia tagliafuoco contro gli incendi.
  • Aree boschive situate nei pressi dei villaggi che si prestano bene ad attività ricreative.
  • Superficie agro-forestale che fornisce un’ottimo pascolo per il bestiame di piccole dimensioni come maiali, capre e pecore.
  • Un’importante nicchia ecologica, grazie alla ridotta densità di alberi che permette la penetrazione della luce fino al suolo.
  • Una componente importante delle catene trofiche.

Fonti

Sofia L., Castagna, Le voci 5, Estratto dal Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana, Centro di dialettologia della Svizzera italiana, Bellinzona, 2001

Bazziger G, Lawrenz K. P., Ritter F., Propagazione e allevamento del castagno, Rapporti dell’istituto federale di ricerche forestali, 240, 1982

Bianconi G., Raccolti autunnali, Armando Dadò Editore, Locarno, 1981

AAVV, Il Castagno nel Canton Ticino, Ricerche, Centro didattico cantonale, Bellinzona, 1979

Il progetto d'interconnessione e la politica di sviluppo regionale

Il 5 maggio 2004 la Regione Malcantone ha promosso un incontro con un gruppo di agricoltori della regione con l'obbiettivo di lanciare un progetto d'interconnessione delle superfici di compensazione ecologica nell'Alto Malcantone.

Gli obbiettivi di questo progetto rientrano pienamente nel concetto sviluppato nell'Agenda 21 Regione Malcantone, documento che formalizza l'impegno dell'Associazione Regione Malcantone nella direzione di uno sviluppo sostenibile della regione. Il progetto si estende infatti sulle tre dimensioni fondamentali dello sviluppo sostenibile: l'ambiente, l'economia e la società. A livello ambientale, l'interconnessione permette di valorizzare la componente naturalistica del territorio, fornendo nel contempo un contributo economico ad un'attività importante per il tessuto sociale della regione di montagna.

A livello regionale lo sviluppo sostenibile rappresenta una questione presente già da qualche anno. Nel 2003 la Regione Malcantone aveva già presentato un progetto di panorama agro-alimentare del proprio territorio nell'ambito dellAgenda 21 Regione Malcantone. Lo scopo era quello di valorizzare le risorse regionali, mettendo in rilievo il legame tra i prodotti ed il loro territorio. L'idea, comune ai due progetti, è quella di trasmettere un'immagine diversa e più veritiera degli operatori del settore agricolo: l'agricoltore oggi offre dei servizi alla comunità che vanno oltre al semplice prodotto alimentare. Le esperienze accumulate nell'ambito del recupero delle selve castanili ne sono un valido esempio.

La realizzazione di questo progetto rientra anche nella politica della rete di comuni “Alleanza nelle Alpi”, rete a cui la Regione Malcantone ha aderito nel 2000. I Protocolli della Convenzione delle Alpi costituiscono infatti uno strumento di lavoro utile per impostare un'agricoltura di montagna sostenibile.

Protocollo di attuazione della Convenzione delle Alpi nell’ambito dell’agricoltura di montagna

(Art. 1) - Il presente Protocollo stabilisce misure a livello internazionale al fine di conservare e di incentivare l'agricoltura di montagna adatta ai siti e compatibile con l'ambiente, in modo che venga riconosciuto e garantito nel tempo il suo contributo sostanziale: alla permanenza della popolazione e al mantenimento di attività economiche sostenibili, specie mediante la produzione di prodotti tipici di qualità, alla salvaguardia delle basi naturali della vita, alla prevenzione dei rischi naturali, alla conservazione della bellezza e del valore ricreativo del paesaggio naturale e rurale, nonché alla cultura nel territorio alpino.

Il progetto d'interconnessione delle superfici di compensazione ecologica nell'Alto Malcantone rappresenta un ulteriore strumento per imbastire una politica regionale sostenibile nel settore primario.

I progetti già sviluppati in questo ambito

Nella Svizzera Italiana il primo progetto d'interconnessione delle SCE è stato realizzato sul Piano di Magadino. In questo caso un gruppo di agricoltori locali, supportati da WWF, Pro Natura e da altre organizzazioni, sono riusciti a finalizzare la procedura per l'interconnessione delle SCE.

Il Piano di Magadino, lo spazio agricolo più importante del cantone, è infatti anche una pianura alluvionale ricca di ambienti naturali, dove si concentrano valori naturalistici, turistici e sportivi.

L’agricoltura contribuisce in modo importante alla sua ricchezza naturalistica. In particolare le superfici di compensazione ecologica (SCE) sono un valido strumento per migliorare il paesaggio e la biodiversità delle superfici agricole. Questo progetto ha permesso di aumentare il loro potenziale, pianificando sul territorio un reticolo coerente che mette in comunicazione i vari biotopi presenti sul Piano di Magadino.


Le particolarità di questo progetto

Le particolarità del progetto di interconnessione nell'Alto Malcantone sono legate essenzialmente al territorio nel quale esso si colloca. Infatti il perimetro di studio è caratterizzato da una forte componente boschiva che negli ultimi decenni si è ulteriormente sviluppata in relazione all'abbandono dei terreni agricoli. Questa evoluzione si traduce con una perdita importante in termini di paesaggio e di biodiversità.

Si tratta dunque di un contesto estremamente diverso da quello che caratterizza altri progetti di interconnessione delle superfici di compensazione ecologica. Generalmente i problemi riscontrati sono legati alla presenza di grosse infrastrutture di supporto, quali autostrade, ferrovie e insediamenti. La preoccupazione legata al mantenimento della biodiversità impone d'assicurare l'interconnessione delle popolazioni sparse sul territorio.

Nel caso dell'Alto Malcantone il progetto è confrontato ad una problematica differente. La strategia del progetto di interconnessione vuole integrare la salvaguardia del valore naturalistico e l'utilizzo delle aree agricole in temini di multifunzionalità e complementarietà.

Il progetto di interconnessione vuole dunque imbastire un discorso agricolo orientato alla sostenibilità : un fattore di assoluta importanza è assicurare una gestione attiva dei comprensori presi in esame, mantenendo la varietà biologica e paesaggistica, in particolare contro l'imboschimento dei terreni agricoli.


Sinergie con altri progetti

Come abbiamo avuto modo di sottolineare, il progetto d'interconnessione delle SCE dellAlto Malcantone è integrato ad una visione più ampia di sviluppo regionale sostenibile. La valorizzazione degli aspetti naturalistici e paesaggistici dello spazio rurale rappresenta infatti il nocciolo della multifunzionalità dell'agricoltura. Più specificatamente, l'interconnessione richiama un certo numero di progetti portati avanti dalla Regione Malcantone:

  • Il “Panorama agro-alimentare del Malcantone, Guida alla valorizzazione delle risorse regionali”, progetto integrato nell'Agenda 21 regionale.
  • La “Valorizzazione della castagna nella Svizzera Italiana”, progetto Regio Plus.
  • Il “Parco Monte Lema”, progetto che propone una gestione del territorio e del paesaggio integrata.
  • Il “Sentiero del Castagno”, percorso che permette di mettere in relazione il settore agricolo con quello turistico.


Roland Hochstrasser
Gennaio 2005
Associazione Comuni Regione Malcantone

Le rocce della valle della Tresa appartengono allo zoccolo prevarisico delle Alpi meridionali. Si tratta di rocce cristalline composte prevalentemente da quarzo, feldspato, miche e minerali scuri. Durante gli eventi orogenetici si sono formate delle fessure che hanno consentito la risalita di fluidi ricchi di minerali come argento, oro e ferro. La morfologia del territorio è il risultato dell'erosione fluvio-glaciale, caratterizzata dalla presenza di valli aperte e rilievi dolci, accompagnati da dossi, gole e anfratti sulle vali laterali.


Osare: il progresso si ottiene solo così.
Oser: le progrès est à ce prix.
V. Hugo, Les misérables

We should be teaching our children the basic up-to-date, fact-based framework—life on the four levels and in the four regions—and training them to use Factfulness rules of thumb—the bullet points from the end of each chapter. This would enable them to put the news from around the world in context and spot when the media, activists, or salespeople are triggering their dramatic instincts with overdramatic stories. These skills are part of the critical thinking that is already taught in many schools. They would protect the next generation from a lot of ignorance.
H. Rosling, Factfulness

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