Strumenti e strategie per la condivisione e la valorizzazione dei patrimoni culturali ticinesi, Convegno Digitalizza la cultura

L’intervento presentato al convegno dai collaboratori scientifici SVPC, intitolato Strumenti e strategie per la condivisione e la valorizzazione dei patrimoni ticinesi, ha presentato una sintesi del seminario tenuto il 27 ottobre 2016 a Bellinzona. Tredici interventi hanno esposto diciannove progetti legati all’umanistica digitale presenti sul territorio ticinese. Ai relatori del seminario era stato chiesto di focalizzarsi sulle difficoltà e le strategie scelte nella conduzione del progetto, in un’ottica di condivisione delle esperienze.

È stata presentata una mappa degli strumenti in uso, costruita sulle relazioni esposte al seminario, che ha rivelato la pluralità e varietà di strumenti esistenti, siano essi destinati alla gestione, alla diffusione o alla valorizzazione dei patrimoni. Per l’utente finale la situazione non è facile, poiché si trova confrontato a una pluralità di punti di accesso dispersi nella rete. Sono emerse anche tendenze alla convergenza e alla collaborazione tra istituti, che nutrono la speranza di un futuro più strutturato, con linee guida e strumenti condivisi.

Come esempio di convergenza è stato presentato il caso della collaborazione tra la Fonoteca Nazionale, che permette a due attori locali come l’Archivio della Memoria di Arogno e la Fondazione Pellegrini Canevascini, di avvalersi del proprio strumento di catalogazione, e Sàmara, il portale gestito da SVPC rivolto al pubblico più vasto. È una collaborazione interessante perché coinvolge attori di tre livelli amministrativi (confederazione, cantone e locale) e stimola la convergenza su pochi strumenti.

La sintesi dei temi emersi durante il seminario, con i punti di forza e le criticità, si è rivelata calzante anche per le presentazioni avute al convegno. Si tratta di un fatto significativo: il Ticino non è un’isola, ma si trova confrontato agli stessi problemi dei territori circostanti (svizzeri e lombardi).

Dopo aver evidenziato la complessa configurazione di progetti e strumenti presentati durante il seminario del 27 ottobre, è stato evidenzialo il ruolo delle strategie globali che regolano gli aspetti operativi. In sintesi, non vi è una visione globale che supporti un concreto coordinamento delle varie iniziative. Sono stati comunque evidenziati alcuni aspetti interessanti a livello organizzativo.

Un primo aspetto riguardava il modello organizzativo degli istituti culturali: in generale è possibile notare come le attività digitali si siano semplicemente aggiunte alle pratiche tradizionali, creando non poche difficoltà nel garantire le risorse necessarie alla corretta gestione delle stesse. Siamo in presenza di un’organizzazione parallela, con un impatto anche a livello di prodotti e servizi offerti, che in generale rimangono distinti: prodotti tradizionali e offerta digitale. In questo contesto, gli istituti operano in perfetta autonomia.

Come evidenziato da diversi istituti, per far fronte alle difficoltà operative e gestionali, si sta vieppiù affermando un modello organizzativo doppiamente integrato all’interno e all’esterno del singolo istituto. Questo modello permette di ottimizzare le risorse a disposizione, evitando che le attività digitali vadano semplicemente ad aggiungersi alle pratiche tradizionali. Raramente infatti, l’introduzione di nuovi canali, nuovi strumenti o nuovi servizi digitali ha implicato una razionalizzazione dell’esistente o anche una semplice rivalutazione dei flussi di lavoro, integrando digitale e analogico, con un impatto diretto anche sui prodotti e sui servizi offerti agli utenti.

Un esempio in tal senso è stato fornito dalla Fondazione Monte Verità, con il progetto MediaGuide. Grazie a questo applicativo per dispositivi mobili, le fondazione ha potuto realizzare una guida multimediale che riunisse l’offerta espositiva e patrimoniale e ne facilitasse la fruizione da parte del visitatore. In questo caso il digitale fornisce il supporto che ha permesso di integrare l’offerta variegata in un unico punto d’accesso.

La visione integrata si estende anche al rapporto tra gli istituti. Limitati in passato al minimo indispensabile, si assiste oggi al consolidamento di nuove strategie basate su un migliore coordinamento, la condivisione e la cooperazione a livello di gestione e promozione delle proprie collezioni patrimoniali.

Un esempio di riorganizzazione è il catalogo della Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate. Originariamente le opere erano inventariate con un documento FileMaker, una soluzione che non supportava la gestione delle immagini delle opere e la loro diffusione verso gli interessati. Nel corso dell’estate 2016, il SVPC si è adoperato per coordinare i lavori tra le diverse parti coinvolte, in particolare la Pinacoteca e il Centro sistemi informativi del Cantone Ticino. Grazie a questo processo, la Pinacoteca oggi gestisce la propria collezione di opere appoggiandosi a un digital asset management professionale, Canto Cumulus, un’infrastruttura tecnica gestita dal CSI e condivisa con altri operatori del settore culturale. Questa piattaforma è inoltre direttamente collegata allo strumento discovery&delivery che supporta il portale culturale sàmara, Ex Libris Primo, permettendo così all’utenza di accedere facilmente alle informazioni di base delle opere custodite a Rancate. La normalizzazione dei dati permette inoltre di diffondere facilmente queste informazioni anche sui cataloghi internazionali, creando un contesto propizio a nuove collaborazioni e sinergie.

Come rilevato da numerosi operatori del settore, ad oggi risulta difficile lavorare in questo settore autonomamente: da soli si può fare poco. Una dinamica che è facile riscontrare anche nella cronaca, dove queste difficoltà vengono regolarmente rilevate negli ambiti più disparati.

Lo sviluppo e la gestione dei progetti è spesso pianificato come un flusso lineare, che parte da un’esigenza e finisce in un obiettivo. Nel contesto delle digital humanities, le discrepanze tra la pianificazione e la realtà possono condurre a uno stallo o al fallimento del progetto. Siamo infatti spesso in presenza di uno sviluppo meno lineare rispetto a quanto preventivato, contraddistinto da ostacoli declinabili in aspetti tecnici, amministrativi, scientifici, politici o umani.

Un ultimo punto da rilevare è che una volta raggiunto l’obiettivo, diversamente dalle pratiche tradizionali, il prodotto va anche monitorato, curato, gestito e promosso. Di particolare interesse in tal senso il progetto Metromilano e la sua promozione. Interessante notare come il massimo degli accessi venga registrato in corrispondenza della presenza di articoli che lo riguardano sulla carta stampata, un fatto che evidenzia l’importanza dell’integrazione tra analogico e digitale.

Per evitare di realizzare cimiteri di dati digitali e per assicurare una gestione sostenibile e aperta dei patrimoni culturali e scientifici ticinesi è necessario pertanto sostenere lo sviluppo di progetti solidi, integrati e scalabili. Per creare un contesto propizio e garantire uno sviluppo coerente delle iniziative sarebbe utile formalizzare una visione globale, un piano d’indirizzi, una strategia digitale cantonale: uno strumento di lavoro che coinvolga istituti cantonali e non, in un ottica trasversale e sinergica. Il digitale serve anche a questo, ad abbattere frontiere tipologiche e limiti amministrativi o geografici.

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Paola Costantini, Roland Hochstrasser
Dicembre 2016

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Osare: il progresso si ottiene solo così.
Oser: le progrès est à ce prix.

V. Hugo, Les misérables